Chi sarà il candidato di domani? Ciccio di Nonna Papera?

Per carità, quella del titolo è solo una battuta. Ma il fiorire di candidature alle primarie del centrosinistra, candidature tra l’altro quasi tutte interne al Pd, sta creando un’atmosfera surreale. Ci sono Bersani e Renzi (in rigoroso ordine alfabetico, non di preferenza), due candidati veri, molto diversi tra loro ma entrambi pienamente in partita. E poi tutta una serie di nomi (Boeri, Puppato, Gozi, Tabacci, Civati…), il cui profilo personale non si discute, ma che paiono capitati là per caso.

All’inizio credevo fosse un vezzo di Concita De Gregorio, che a ogni intervista lanciava una candidatura: tanto che ho proposto su Twitter di vincolare la candidatura alle primarie proprio a un passaggio dall’ex direttrice de l’Unità. Poi Sandro Gozi ha avuto il cattivo gusto di candidarsi senza rivolgersi a Concita, e così abbiamo capito che è tutto vero, che ogni due tre giorni salta fuori un nuovo candidato.

Su questa strana fioritura autunnale, ha detto benissimo Francesco Costa. “Il problema delle candidature alle primarie del centrosinistra non è, naturalmente, che sono troppe. Il problema è che – a parte le due più forti di Bersani e Renzi – sono improvvisate. E salvo casi rarissimi ed eccezionali, un’operazione politica seria, solida, non velleitaria e un minimo futuribile non si improvvisa. Una candidatura alla presidenza del Consiglio non si improvvisa. Non si decide dal nulla a meno di due mesi dal voto, svegliandosi una mattina”.

Anche perché molti di questi candidati-forsecandidati-criptocandidati (Tabacci escluso) condividono un denominatore comune, ovvero l’appartenere a quell’ampia porzione di Pd che considera prioritario il rinnovamento del partito e dell’offerta politica del centrosinistra. Così, come ha scritto Ivan Scalfarotto “le persone che hanno guardato in questi anni al campo del rinnovamento si trovano davanti non un candidato forte ma una squadra. Il che, in termini più crudi, vuol dire quattro candidati che si tolgono voti a vicenda. Anzi, cinque”.

Peccato. Io continuo a pensare che avesse ragione l’anima bella di Adinolfi.

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3 commenti

  1. Renzi ha voluto sorprendere tutti generando il caos delle nuove candidature. Così il problema politico del rinnovamento si è trasformato in una corsa contro il tempo e quindi alla visibilità. Bisognava privilegiare i contenuti. Prima la legge elettorale, poi le primarie, come diceva Bersani. E invece assisteremo a una prova di forza un po’ caotica.

  2. emanuelecontu · · Risposta

    Non per ributtar sempre la palla nel campo di Bersani, però non sono d’accordo. O meglio, sono d’accordo sull’analisi che fai di quanto accaduto, ma non sull’individuazione delle responsabilità.
    Renzi non ha sorpreso nessuno. La sua candidatura era ampiamente annunciata, ed è stata presentata ufficialmente a metà settembre, ovvero due mesi o poco più prima della possibile data delle primarie. Un tempo ragionevole per condurre una campagna degna dell’appuntamento, girare l’Italia e presentare idee e proposte.
    Il problema vero è che due mesi prima delle primarie ancora non c’è un regolamento: ma il regolamento chi deve farlo? Renzi o Bersani? Chi ha rimandato la discussione sulle primarie dall’Assemblea Nazionale di luglio, che era il momento giusto, a quella del prossimo ottobre?
    Ne ho parlato anche qui: http://emanuelecontu.wordpress.com/2012/09/21/quelli-che-per-schierarmi-aspetto-le-regole-primarie-si-primarie-no-primarie-boh/

  3. [...] dei candidati alle primarie del centrosinistra. C’è chi commenta con preoccupazione, chi con ironia (il video più gettonato è ovviamente questo), chi con dissimulata [...]

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